Tropea e oltre: l’incredibile storia di Zungri – 3

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Tropea è tra le mete più popolari della Calabria, ed è circondata da un tratto di costa ondeggiante e luminosa che chiunque, prima o poi, ha la tentazione di visitare. Passeggiare per Tropea, visitare le spiagge di Capo Vaticano e Zambrone, assaggiare i tartufi di Pizzo; e magari proseguire ancora, passando per Amantea e Scilla fino ad arrivare a Reggio Calabria. 

Meno conosciuto è l’entroterra, ma il Parco Archeologico di Zungri merita di essere visitato anche nel più torrido calore estivo. Si tratta di un intero villaggio scolpito nella roccia. Le stesse formazioni di arenaria che hanno reso così popolare la costa sono state modellate per dare vita a un centro abitato funzionale e di notevoli dimensioni. Lo attraversa un vicolo a gradoni, dove è possibile osservare l’ingegnoso sistema di scolo e raccolta delle acque piovane e che ancora oggi costituisce l’arteria principale da cui si snoda la visita. 

A rendere il sito particolarmente interessante è l’alone di mistero che lo avvolge. Diversi secoli fa (probabilmente tra VI e XIII secolo d.C.) l’abitato nasce e poi muore come per magia, col tempo alcune grotte vengono adibite a magazzini dai contadini della zona, ma la memoria popolare non conserva alcun ricordo delle sue origini. Il villaggio rupestre di Zungri sprofonda nella terra e nell’oblio. 

La sua riscoperta avviene negli anni ‘80 grazie ad Achille Solano e Pasqualino Mazzitelli” mi racconta la direttrice del Parco Caterina Pietropaolo. “Purtroppo le loro ricerche sono rimaste private, ma la scoperta ha lentamente rivoluzionato la nostra concezione degli insediamenti rupestri in Calabria… Sì perché Zungri è un vero e proprio unicum! E’ diverso da tutti i siti rupestri della regione. Non sappiamo chi scavò le grotte, ma possiamo dire con certezza che la gente del posto non padroneggiava questa tecnica. Le ipotesi più consistenti fanno riferimento alla migrazione di monaci ortodossi da Oriente in seguito alle persecuzioni iconoclaste. In quelle zone questa tradizione abitativa era diffusa, basti pensare alla Grecia o alla Cappadocia in Turchia”. 

per gentile concessione https://www.grottezungri.it/

La ricerca scientifica è al centro delle attività del Parco, insieme alla valorizzazione del patrimonio culturale locale e all’impegno nell’offrire ai visitatori un’esperienza completa e formativa. Caterina mi confessa che le piacerebbe collaborare con delle Università, per dare continuità e risalto alle ricerche che finora sono state realizzate in modo indipendente. 

Se questo è ancora un sogno, molto è stato fatto per rendere accessibile e suggestivo il sito: nel 2003 nasce il Museo della Civiltà Contadina, nel 2015 diversi lavori danno impulso alla vita del parco archeologico grazie all’assegnazione di un bando regionale. Così negli ultimi anni l’interesse verso Zungri è cresciuto moltissimo, e non solo tra gli studiosi. Nel 2019 infatti sono stati 35.000 i visitatori, affatto pochi per un piccolo museo che ha da poco ricevuto l’accreditamento presso il sistema museale regionale. 

Il nostro è un successo, ma ci vuole tempo perché il progetto dia dei riscontri anche in termini economici e occupazionali… Noi ci proviamo e cerchiamo di mettere il patrimonio al servizio della comunità, nel frattempo il parco e il museo rappresentano anche un modo per stare insieme e mantenere vive le tradizioni locali” conclude Caterina. 

Francesca Messineo

Antropologa, specializzata in studi sulla globalizzazione. Ha vissuto per qualche anno in Cile partecipando a diversi progetti per contrastare le disuguaglianze economiche e sociali. Tornata in Italia, si occupa di didattica interculturale e percorsi formativi per l’inclusione dei migranti. Nel 2019 inizia un dottorato in scienze sociali all’Università la Sapienza di Roma

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