L’ultima artista sovietica di Victoria Lomasko: un’opera fuori dagli schemi

Recensione del volume pubblicato da BeccoGiallo nel 2024

Recensire L’ultima artista sovietica in una rubrica di fumetti è una scelta fuori dagli schemi. Perché il volume di Victoria Lomasko non è un fumetto, è piuttosto un libro illustrato, dove il reportage giornalistico e le immagini dell’autrice si incontrano in un’opera difficilmente classificabile, se non altro per la sua poliedricità formale e tematica.

Pubblicato dopo Altre Russie, anch’esso edito in Italia da BeccoGiallo, L’ultima artista sovietica è un viaggio in due tempi compiuto dall’autrice – costretta a vivere al di fuori della Russia dal 2022 – attraverso alcune delle repubbliche dell’ex Urss, per indagare lo stato attuale di Paesi molto diversi ma profondamente segnati dalla passata storia comune, che produce ancora effetti visibili nel presente.

Il volume si apre dunque con i reportage dei viaggi compiuti dall’autrice tra il 2014 e il 2017 a Biškek e Oš (Kirghizistan), Erevan (Armenia), Tbilisi (Georgia), in Daghestan e Inguscezia: Paesi poco frequentati dalle cronache internazionali, con sporadiche eccezioni legate ai conflitti che in varie epoche hanno coinvolto il quadrante asiatico dell’ex Unione Sovietica.

Proprio sulle vestigia dell’ex Urss si concentra la ricerca di Lomasko, che osserva la relazione di questi Paesi con il loro passato anche dal punto di vista delle tradizioni culturali e religiose, spesso al centro del dibattito in un’area del mondo dove la convivenza tra popolazioni diverse, pur essendo all’ordine del giorno, ha prodotto per secoli lutti e tragedie.

Lomasko riserva un’attenzione particolare al ruolo delle donne nelle società dei Paesi visitati, attraverso la collaborazione con gruppi femministi locali che mettono in luce il contrasto tra l’aspirazione alla piena parità di genere e la persistenza apparentemente immutabile di imposizioni e condizionamenti patriarcali.

Questa prima parte di inchiesta storico-sociale di ampio respiro lascia spazio alla Storia vissuta in presa diretta quando l’autrice si trasferisce in Bielorussia per seguire le massicce proteste popolari contro il governo di Aljaksandr Lukašėnka in seguito alle elezioni presidenziali del 2020.

Il racconto per parole e immagini della stringente attualità prosegue in Russia con il capitolo successivo, dedicato allo scontro generazionale – come lo definisce l’autrice – tra i sostenitori di Aleksej Naval’nyj e il governo di Vladimir Putin nel 2021.

Completato quasi profeticamente a poche settimane dallo scoppio della guerra in Ucraina, di cui nei prossimi giorni ricorre tristemente il quarto anniversario, il volume si conclude con un profondo atto di ripensamento che l’autrice compie nei confronti di sé stessa e del proprio percorso artistico.

Lasciando momentaneamente da parte il profilo di “giornalista-artista”, Lomasko abbraccia infatti un percorso artistico più radicale, scegliendo di rappresentare la “foresta oscura del mancato riconoscimento dei diritti, dell’umiliazione e della paura” attraverso uno stile e un linguaggio più simbolici che giornalistici.

Attraverso il lavoro di altri artisti moscoviti, Lomasko realizza che “il compito dell’artista non è scappare dalla polizia con l’album da disegno in mano; il compito dell’artista è disegnare le forme di un futuro auspicabile, favorendo con ciò la sua realizzazione”.

Una svolta che, allo stesso tempo, rende omaggio alla migliore tradizione della cultura russa – “dove all’esterno è tutto tranquillo, ma dentro ribolle lo spirito” – e la supera di slancio, creando per l’arte nuovi di spazi di libertà e autonomia che la Russia di oggi non è disposta a concedere.

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