L’opera d’esordio può essere il primo passo nella maturazione di un autore o la scintilla che testimonia una maturità già raggiunta. Quest’ultimo è decisamente il caso di Sixtine Dano, che con il graphic novel Sibylline – pubblicato in Italia da Bao poche settimane fa – accende un riflettore potente su di sé e sul tema che ha saputo trattare con sensibilità e potenza nella stessa misura.
Con un bianco e nero pittorico, che gioca sapientemente con l’alternanza di luce e buio, Sibylline racconta la doppia vita di Raphaelle, giovane studentessa di architettura a Parigi che per far fronte alle spese proibitive imposte dalla capitale francese e dal percorso di studi scelto si avvicina al mondo dei siti di incontri e inizia a fare la escort per guadagnare il denaro che le serve.
La padronanza del mezzo espressivo e la consapevolezza dell’argomento trattato – sviluppata attraverso ricerche e interviste – sono testimoniate dal modo in cui l’autrice affronta il tema al centro del racconto: non con il tono drammatico della discesa agli inferi, ma con la naturalezza e la spontaneità che caratterizzano una ragazza giovane come Raphaelle nell’affrontare le cose della vita.
Attraverso una serie di flashback brevi, intensi e inattesi, al punto da interrompere come flussi di coscienza il naturale incedere della narrazione, il passato di Raphaelle emerge periodicamente a tracciare un percorso che contribuisce certamente alle sue scelte nel presente, ma senza che l’autrice lo dichiari in modo esplicito, o lo presenti come un dato di fatto.


Questi elementi, combinati, contribuiscono a trasformare il fumetto in un’esperienza senza filtri, restituendo il vissuto di Raphaelle quasi senza cornice, lasciando al lettore la possibilità di immedesimarsi, di farsi un’idea seguendo il pensiero della protagonista – ora cinico, ora ingenuo – sulle dinamiche socio-culturali che portano una ventenne proveniente da una famiglia come tante alla scelta di prostituirsi.
Una scelta che, in varie forme, assume di anno in anno numeri sempre più rilevanti soprattutto attraverso la Rete, come testimoniano i dati riportati dall’autrice nella postfazione al volume. Una scelta che Sixtine Dano ci sbatte letteralmente in faccia, lasciandoci soli a trarre le conclusioni sulla sua storia, che come le storie migliori non offre al lettore una morale precostituita.
L’ottavo capitolo del graphic novel, in particolare, è una chiave di volta intorno alla quale ruota il resto del racconto: in una sorta di parentesi metanarrativa, Raphaelle/Sibylline si rivolge direttamente a chi legge, condividendo i suoi pensieri sui rapporti di potere tra uomini e donne che regolano la nostra società, e sul ruolo di chi percorre lo stretto sentiero tra la possibilità di sabotarli e il rischio di rafforzarli.
In un bianco e nero a volte netto ma più spesso sfumato, Raphaelle inizia un percorso di consapevolezza grazie alla lettura del libro Il secondo sesso di Simone De Beauvoir durante un viaggio a Barcellona: un contatto che fa scattare qualcosa dentro di lei, ma anche in questo caso in maniera non plateale, bensì con il tempo e la gradualità che richiedono le riflessioni importanti e profonde nella vita di ciascuno.


Anche in questo caso, l’autrice introduce l’elemento della presa di coscienza in merito al corpo femminile e al suo ruolo nella società senza rimandi troppo didascalici, visto che la stessa De Beauvoir è una presenza, più che un riferimento vero e proprio, tanto che il graphic novel non contiene una sola citazione da Il secondo sesso, al di fuori della copertina.
Oltre a raccontare la storia di Raphaelle al punto da farla sembrare reale – forse perché basata sulle esperienze autentiche delle persone intervistate dall’autrice – Sibylline fa emergere una situazione sempre più diffusa, a cui sono esposte fin troppo facilmente le ragazze più giovani e che merita di essere affrontata nella sua complessità, senza pudori o ipocrisie.

