Le api come emblema del nostro destino sulla Terra sono un elemento centrale – anche se forse poco appariscente – del film Bugonia di Yorgos Lanthimos, al cinema da fine ottobre. Ma sono anche il filo conduttore del graphic novel The seeds di Ann Nocenti e David Aja, uscito nel 2021.
E questo è solo uno dei tanti punti in comune tra le due opere, radicalmente diverse per stile e ambientazione ma simili nell’affrontare temi di stringente attualità nella società contemporanea, dalla difficoltà nel distinguere il falso dal vero al peso crescente delle teorie del complotto.
The seeds è una distopia del prossimo futuro, che nei quattro anni dall’uscita del fumetto sembra già essere diventato più vicino: in un mondo flagellato da aria irrespirabile, piogge acide e altri fenomeni atmosferici apocalittici, l’umanità pare trascinarsi rassegnata verso la sua ineluttabile fine, accompagnata dai disegni tenebrosi e dalle tinte retro di David Aja.
Quella di The seeds è una fantascienza che si potrebbe definire pre-apocalittica, dove la resa dei conti è nell’aria e si avvicina inesorabile mentre i personaggi tentano di portare avanti le loro vite, forse incuranti di quello che sta accadendo o forse talmente abituati al destino comune da non farci nemmeno più caso.

Muri e posti di blocco teoricamente invalicabili separano le città che continuano a servirsi della tecnologia dalle comunità che hanno deciso di abbandonarla, in una sorta di neoluddismo che sembra poter riportare a un rinnovato contatto con la natura… se non fosse che il pianeta è ormai spacciato.
In questo scenario, ogni personaggio ha qualcosa da raccontare, di sé e del contesto in cui si trova. A cominciare da Astra, simbolo di un giornalismo che nell’era della post verità scava ancora nella realtà per restituire un racconto veritiero dei fatti, ma che sa fermarsi quando sarebbe necessario sacrificare i diritti più elementari dell’umanità per ottenere uno scoop a tutti i costi.
Questo, del resto, doveva essere in origine il tema principale del fumetto, che si sarebbe dovuto intitolare proprio Scoop, come spiega Ann Nocenti nella postfazione, salvo poi andare incontro a una metamorfosi dovuta alle circostanze, all’impatto della pandemia e al provvidenziale incontro con l’editor e artefice di tanti grandi titoli della nona arte, Karen Berger.
Nei suoi cinque anni di gestazione, The seeds è diventato molto più di un semplice racconto sul giornalismo: si è trasformato in un’opera dove l’umanità allo sbando, l’egoismo e il delirio di onnipotenza sono a tanto così da far saltare il banco, ma dove ancora una volta i legami tra le persone, al di là della loro provenienza, riescono nell’impresa di salvare il salvabile.

E in tutto questo, come ci ripetono ormai da anni gli scienziati, le api sono testimoni mute del cambiamento, dell’inesorabile declino verso l’estinzione della vita sulla Terra, che comincia proprio dalla scomparsa di una specie più importante di altre nell’equilibrio dei cicli naturali.
Cicli naturali che non riguardano solo l’ambiente, ma anche gli esseri umani: non è un caso che nell’arca di disperati che cerca di sottrarsi alla fine ormai imminente ci sia una donna incinta, ostinata nel non arrendersi a circostanze drammaticamente avverse.
The seeds è una storia per lo più al femminile, dove il maschio è in gran parte altro, alieno, ma che non per questo segue un andamento prevedibile o manicheo: alla determinazione di Astra e all’indipendenza di Lola fa da contraltare il cinismo spietato di Gabrielle, e la stessa ambivalenza riguarda le figure maschili presenti nella storia, divise tra empatia e opportunismo, dedizione e follia.
Superato il muro, Astra otterrà la sua verità e dovrà decidere cosa farne, consapevole che le sue azioni e quelle degli altri non sono prive di conseguenze sul futuro. Come recita il proverbio messicano con cui si apre il fumetto, del resto: “Hanno cercato di seppellirci. Non sapevano che noi eravamo semi”.
