Sciamàdda/6

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Chi era Anton Ukmar? Io ne ho sempre sentito parlare solamente come parte del trio rivoluzionario (lui, il bolognese Barontini e lo spezzino Rolla) che organizzò la resistenza etiope contro l’esercito coloniale fascista. Recentemente, quando mi è capitato di vedere l’immagine della stele dell’A.N.P.I a Carrega Ligure dedicata ad Anton Ukmar (Miro) Comandante delle VI Zona Operativa Liguria, la mia curiosità si è accesa e non ho potuto fare altro che documentarmi.

La sua storia è infatti legata in modo inesorabile a Genova, al Mediterraneo e a quella sua parte rivoluzionaria e slava molto spesso trascurata e dimenticata nella storia del mare nostrum.

Anton Ukmar si definiva un rivoluzionario professionista, Rastko Bradaskja autore di “Anton Ukmar – Miro. Storia di un rivoluzionario” (Editoriale Stampa Triestina, 1981) lo definì un “combattente rivoluzionario dal temperamento illegale”, mentre in un articolo uscito nel 1958 per The Guardian, lo storico Basil Davidson lo descrisse come un “patriota senza patria e un uomo della Resistenza”.

Nato a Prosecco (quartiere di Trieste) nel 1901, quando Trieste faceva parte dell’Impero austro-ungarico e aveva più abitanti sloveni di Lubiana, il Nostro è stato pastore, bracciante agricolo, giardiniere, studente, operaio e in ultimo ferroviere. Trasferito nel 1926 presso la Stazione Ferroviaria di Genova Principe, fino al 1928 opera in città come appartenente alla cellula clandestina del PCI, iniziando di fatto la sua carriera di rivoluzionario: scoperto, viene cacciato con un foglio di via. Ritornerà in un primo momento a Trieste per poi errare tra l’Europa, il Mediterraneo e l’Africa come combattente antifascista o esule politico: Parigi, Mosca, Spagna, Etiopia, Francia e poi ancora Genova durante la Resistenza (nome di battaglia Miro). Scelse poi la Jugoslavia socialista dopo la rottura tra Stalin e Tito nel 1948. Ukmar ha sempre saputo da che parte stare.

Nel 1938 è in Catalogna a combattere contro i franchisti, la parte migliore d’Italia era lì in quegli anni, ne cito solo tre: Giovanni Pesce, Guido Picelli, Camillo Berneri.

Nel 1939 il Partito lo manda ad organizzare la resistenza sull’altopiano etiope assieme ad altri due compagni (Barontini e Rolla) nel ruolo di collaboratore e addestratore degli arbegnuoc, i combattenti etiopici. Nel maggio del 1940, a seguito della drammatica situazione che si sta consumando in Europa, i tre rivoluzionari rientrano in Francia con un piroscafo della Croce Rossa. Ukmar viene subito arrestato e internato in un campo di concentramento nel sud della Francia. Qui vi rimane poco, fugge con altri detenuti per unirsi ai maquis, i partigiani francesi, operando alle spalle di Marsiglia e Tolone.

Nel maggio 1944 i capi del Partito Comunista a Milano lo inviano a Genova come comandante del Comando Brigata d’Assalto Garibaldi per la Liguria. Ai primi di agosto diventa Comandante della VI Zona Operativa. Essere comandante della VI Zona voleva dire coordinare sei divisioni con altrettante brigate d’assalto e gestire di fatto 4000 partigiani, tra cui il leggendario Bisagno, il comandante della Birgata Cichero. Oltre alla Cichero, le altre divisioni partigiane erano Pinan-Cichero, Mingo, Caio, Matteotti e Val Bisagno. La Divisione Mingo era comandata dal dalmata Grga Čupić “Boro”, che si era unito ai partigiani dopo essere stato arrestato nel 1941 a Sibenik (Dalmazia) dalla polizia fascista. Con queste sei divisioni, con i sabotatori infiltrati in città e con gli operai armati nelle fabbriche e nei magazzini del porto, Genova si liberò.

Per questo motivo la città di Genova ha conferito ad Anton Ukmar il titolo di cittadino onorario, lo Stato italiano la Medaglia d’oro alla Resistenza e gli alleati l’Alto riconoscimento del comando supremo del Mediterraneo.

La storia di Genova, come anche quella di molte altre città e territori d’Italia, è li a dimostrarci che le lotte di liberazione non sono mai identitarie e neutre, bensì internazionaliste e partigiane, e che dalle storie di persone mai esauste e mai dome, come quella del Comandante Miro, abbiamo ancora tanto da imparare.

*ringrazio l’ILSREC – Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea, che mi ha dato la possibilità di fare ricerca su Anton Ukmar e di utilizzare la foto della mappa originale di Genova utilizzata dai partigiani durante la Resistenza.

Matteo Pioppi

Classe 1983, nato a Scandiano (RE). Nel 2012 a Bologna ho fondato con alcuni amici Bébert Edizioni. Per le edizioni Bébert ho curato vari libri, tra cui “Sopravvivere a Sarajevo”, “Visto Censura. Lettere dei prigionieri politici in Italia 1975-1986”, “Questi fiori malati. Il cinema di Pedro Costa”, “Armonie contro il giorno. Il cinema di Béla Tarr” e “Il sole contro". 7 luglio 1960, Reggio Emilia”. Con la raccolta di racconti "Geografie", nel 2020 ho vinto il Premio Navile – Città di Bologna.

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