Simone Robutti
Reversing.Works

Berlino. Stamattina pioviggina, come ogni giorno. In un ufficio, posizionato in un’ex area industriale tra un club e la ferrovia, sta succedendo qualcosa di insolito.
Sul tavolo, brezel, frutta e snack per tenere alti gli zuccheri. Intorno al tavolo, gruppetti da tre persone osservano i rispettivi cellulari, uno per gruppo. Sul proiettore fluiscono dati di rete, dump di pacchetti HTTP e log di un terminale.
“Mi sa che abbiamo trovato qualcosa”.
Sia i lavoratori, sia gli altri membri di Reversing.Works sembrano accorgersi dell’accaduto; eppure era il motivo per cui si erano riuniti in quella stanza: analizzare il comportamento dell’app che sul loro telefono ogni giorno gli fornisce ordini, destinazioni e clienti che aspettano la consegna di un pollo fritto, una scodella di ramen o di un banh mi. L’obiettivo: scovare violazioni della loro privacy o delle leggi che regolano il lavoro di piattaforma da parte delle aziende per cui consegnano il cibo. Ci vuole qualche minuto per accorgersi che sì, l’intuizione era corretta: i nomi, le etichette, i dati personali inviati ad un server di un’azienda tedesca ignota, assente sia nell’informativa sulla privacy che nei loro contratti di lavoro, sta effettivamente facendo qualcosa di sospetto. Ce n’è abbastanza per un esposto al garante e forse anche qualcosa di più.

Io sono Simone Robutti, faccio parte di Reversing.Works ed ero presente quel giorno. In tanti settori, il conflitto tra datore di lavoro e lavoratore si articola sul piano dell’informazione, già da molto prima che i computer e device cellulari fossero parte dell’equazione: nel processo produttivo, ci sono cose che il datore di lavoro vede e sa, ma che il lavoratore ignora. Viceversa, il lavoratore sa cose del processo produttivo che, per la complessità del processo o dell’organizzazione, il datore di lavoro non vede. Su questo piano, si svolge un continuo tira e molla, fabbrica per fabbrica, ufficio per ufficio, in cui ognuna delle parti fa il proprio interesse indagando o nascondendo. Nel lavoro di piattaforma, spesso e volentieri, questa dinamica si presenta come una profonda asimmetria informativa a favore della piattaforma, sopratutto se l’interezza del lavoro è registrata, misurata e pagata tramite un software. La piattaforma sa tutto del lavoratore, e il lavoratore spesso è all’oscuro del sistema che lo monitora. Non solo il lavoratore come individuo, ma anche i sindacati e le istituzioni spesso non hanno modo di comparare il comportamento dichiarato dall’azienda e quello che poi effettivamente succede al singolo lavoratore. Ad esempio, ci vuole parecchio lavoro per dimostrare che i turni non sono assegnati come dovrebbero, o che il calcolo dei compensi segue logiche diverse da quelle specificate nei contratti o sulle informative interne all’app. Questo perché il software utilizzato dall’azienda è considerato come segreto industriale e verificarne il comportamento senza poterne leggere il codice richiede competenze specifiche e sopratutto un sacco di tempo. Per cercare di fornire strumenti di indagine ai lavoratori e ai corpi intermedi come collettivi, sindacati, negli ultimi anni sono nate diverse organizzazioni che perseguono lo stesso obiettivo tramite metodologie e strumenti differenti.

Reversing.Works si specializza nell’intercettare e analizzare il traffico dal telefono o dal computer del lavoratore verso i sistemi dell’azienda o di terze parti. Altre organizzazioni, come personaldata.io, utilizzano il cosiddetto DSAR: Data Subject Access
Request. Il Regolamento Generale per la protezione dei dati (GDPR), prevede l’obbligo per un’azienda di fornire tutte le informazioni su una persona di cui sta trattando i dati. Questo include non solo gli utenti di un servizio online, ma anche i lavoratori che lavorano per una piattaforma.
Richiedendo, aggregando e confrontando i dati di numerosi lavoratori, si possono identificare inconsistenze o comportamenti malevoli da parte dell’azienda. Un altro metodo, usato per esempio dal Workers Algorithm Observatory (WAO), si basa invece sull’aggregare i dati già in possesso dei lavoratori: turni, compensi, ordini, premi, punizioni, licenziamenti e via discorrendo. Tramite l’analisi di questi dati, è talvolta possibile ricostruire alcuni aspetti del software utilizzato dall’azienda e trarne delle conclusioni.
Variano anche gli approcci successivi all’indagine. Cosa farne delle evidenze raccolte? Le opzioni sono diverse: si possono intraprendere azioni legali, azioni mediatiche o magari costruire campagne
di advocacy che chiedano legislazioni più stringenti.
Reversing.Works, per esempio, avendo individuato in un’indagine sull’app di Glovo una raccolta illecita della posizione fisica del lavoratore, ha optato per fare un esposto al Garante della Privacy italiano, che ha successivamente condotto un’indagine autonoma che si è conclusa con una multa da 5 milioni di euro a Foodinho, la società che possiede l’app Glovo. In altri casi la via di uscita diventa creare altre app che permettano ai lavoratori di essere meglio informati sul comportamento dell’azienda o di svolgere azioni automatizzate, come la prenotazione dei turni, compensando così l’opacità e l’ostilità da parte dell’azienda. Non esiste ancora un nome vero e proprio per questa disciplina quando applicata al mondo del lavoro. Indagini digitali sono pratica comune nell’attivismo sulla privacy o nella tutela del consumatore, ma l’applicazione di regolamentazioni come il GDPR, che determina diritti individuali, per la tutela di entità collettive come la forza lavoro di una piattaforma, è uno sviluppo strategico recente.
Tuttavia i risultati iniziano a materializzarsi e l’interesse da parte di lavoratori e sindacati cresce. La speranza è di sbloccare nuovi strumenti per colmare quell’asimmetria tra azienda e lavoratore creata da un’impenetrabile interfaccia software, a lungo considerato un problema insormontabile con cui convivere. Oggi però, dato anche il maggior interesse da parte delle comunità legate alla privacy e alla sicurezza informatica verso i temi del lavoro e del sindacalismo, si prospetta una fruttuosa alleanza contro le piattaforme proprietarie, di cui i metodi che vi ho presentato in queste righe sono solo una primitiva avvisaglia.