Ilaria Salis detenuta a Budapest, ma il governo Meloni tace

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Nella democratica Ungheria di Viktor Orbán, tanto cara al governo di Giorgia Meloni, da undici mesi c’è una donna italiana, Ilaria Salis, in carcere preventivo. Al di là delle accuse, che vedremo fra un attimo, sono le condizioni di arresto e detenzione che rappresentano una denuncia di violazione dei diritti umani.

L’arresto avviene undici mesi fa e il percorso è stato allucinante. In una lettera, che è diventata un esposto, Ilaria Salis racconta cosa ha dovuto vivere.

«Sono stata costretta a indossare abiti sporchi, malconci e puzzolenti che mi hanno fornito in Questura e ad indossare un paio di stivali con i tacchi a spillo che non erano della mia taglia»; ha dovuto partecipare all’udienza di convalida così abbigliata. In seguito, «fino al 20 marzo (ossia per 5 settimane) quando il carcere ha finalmente autorizzato il Consolato italiano a farmi visita e a recapitarmi il primo pacco, sono rimasta senza un ricambio di vestiti (biancheria intima compresa) solo con i vestiti malconci e gli stivali con i tacchi fuori misura che mi avevano dato in Questura».

Questo è il primo di tanti capitoli che riguardano una teoria di violazione di diritti umani: mancanza di igiene: no assorbenti per un periodo, cimici, scarafaggi, topi in celle sovraffollate e di piccole dimensioni, traduzione alle convalide in manette e ceppi alle caviglie e catena tirata con un guinzaglio dall’agente di polizia.

Le accuse: aver partecipato a un pestaggio di membri dell’estrema destra ungherese in occasione di un ritrovo di quest’ultimi. Salis e un’altra persona sono state fermate imn taxi e quindi arrestate. Prossime tappe proprio in gennaio, mentre il suo avvocato Eugenio Losco ci ricorda in questa conversazione come il governo di Giorgia Meloni non si sia mosso. Nemmeno una telefonata alla famiglia.

*l’illustrazione è di Gianluca Costantini.

Qui le notizie che ci racconta l’avvocato di Salis, Eugenio Losco. Buon ascolto.

Angelo Miotto

Giornalista dal 1992, documentarista radiofonico, autore di saggi, testi teatrali e per l'opera. Ha vinto i premi Baldoni, Bizzarri, Anello Debole. Fra i pionieri del webdocumentario con produzioni riconosciute a livello internazionale. Ha lavorato a Radio popolare, PeaceReporter, E il Mensile e nel Digital Brand. Collabora fin dal suo inizio con il Festival dei Diritti Umani, autore di saggi e testi per libri fotografici. Ha collaborato con diverse emittenti radiofoniche. Nel 2013 ha fondato Q Code Mag, di cui è direttore insieme a Christian Elia

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