Dopo il botto, Zerocalcare e i cocci della pandemia

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Stamo a cocci. In questo modo, nel terzo episodio di Rebibbia quarantine uscito a marzo 2020, Zerocalcare sintetizzava la situazione generale durante la pandemia. E da quella considerazione, ancora attualissima, parte la mostra Dopo il botto, in corso alla Fabbrica del Vapore di Milano fino al 23 aprile.

Il botto del titolo, naturalmente, è l’impatto devastante del Covid-19 sulle nostre vite individuali, sulla socialità collettiva e sulla forme di lotta alle quali Zerocalcare ha preso parte in prima persona fin dall’adolescenza.

L’allestimento realizzato alla Fabbrica del Vapore dà vita a questa metafora trasformando un intero padiglione in una città fantasma, i cui abitanti osservano – nascosti e spaventanti – un gigantesco meteorite che sta per schiantarsi sulle loro teste.

Dopo un’introduzione testuale alla biografia e all’opera di Zerocalcare, lo spettatore è lasciato libero di vagare tra una serie di ambienti che presentano gli aspetti più importanti del lavoro e dell’universo narrativo dell’autore.

Dai personaggi ricorrenti agli aspetti più pop del Calcareverse si passa alla militanza musicale e politica, testimoniata dalla produzione di locandine per concerti, copertine di dischi, storie brevi e manifesti di sostegno per iniziative di lotta in tutta Italia.

A farla da padrone sono ovviamente le tavole originali – più di 500 – che fanno la gioia sia del neofita che le scopre per la prima volta, sia del lettore di lunga data, che ritrova grandi classici e storie dimenticate.

In mostra c’è tutto il mondo di Zerocalcare, e questo può rappresentare allo stesso tempo un punto di forza e un limite: la promessa del titolo, infatti, viene sviluppata limitatamente in mostra, cedendo il posto a una panoramica complessiva sul lavoro del fumettista di Rebibbia.

Poco male per le tante persone che hanno visto la serie Netflix Strappare lungo i bordi e desiderano conoscere meglio Zerocalcare e avvicinarsi alla sua opera, perché Dopo il botto offre una quantità di spunti davvero notevole.

Una quantità di materiali, tuttavia, che avrebbe forse richiesto un percorso espositivo più strutturato, perché lo spaesamento è un rischio concreto per lo spettatore messo di fronte a una simile mole di informazioni e stimoli.

A chi aveva visto Scavare fossati – Nutrire coccodrilli al Maxxi (2018/2019) non saranno sfuggite le similitudini tra le due mostre, con quella romana maggiormente in grado di guidare lo spettatore nella fruizione, offrendo una comprensione più profonda del percorso artistico di Zerocalcare.

Dopo il botto lascia invece, come detto, grande libertà: un’impostazione che consente di surfare anche molto velocemente tra i contenuti della mostra, oppure obbliga a un approccio meticoloso che richiede ben più di mezza giornata per restituire un risultato soddisfacente.

Resta il fatto che la mostra è uno straordinario veicolo di conoscenza dell’opera di Zerocalcare, soprattutto nei confronti di quella fascia di pubblico che non ha (ancora) letto i graphic novel dell’autore romano.

Come dice lui stesso con la consueta ironia nel video di presentazione, chi ha intenzione di tatuarsi l’armadillo dopo aver visto Strappare lungo i bordi farebbe bene a vedere la mostra, prima di decidere se proseguire sul serio nel suo intento.

Questo perché Dopo il botto è pienamente in grado di restituire la poliedricità di Zerocalcare, la sua capacità di coniugare un linguaggio pop universalmente apprezzabile con una radicalità politica che a qualcuno potrebbe non piacere.

Ma Michele Rech è questo, prendere o lasciare: separare le due facce della medaglia significherebbe far crollare l’intera costruzione, perché anche la vignetta apparentemente più leggera di Zerocalcare si porta dietro un vissuto e uno sguardo senza i quali – possiamo starne certi – non sarebbe la stessa.

E anche se non emerge con evidenza dai materiali esposti, il messaggio nascosto tra le righe della mostra è comunque prezioso: dopo il botto stamo a cocci, e la via d’uscita non può che essere collettiva.

Luca Rasponi

Dopo gli inizi a PeaceReporter nel 2009 collabora regolarmente con diverse testate dal 2011, scrivendo soprattutto di fumetti. È giornalista pubblicista dal 2014.

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