Un’Italia del futuro deserta, attraversata solo da una silenziosa figura di donna. Una distopia che si potrebbe allargare al mondo intero, nei giorni in cui il pianeta assiste a un ulteriore passo verso il ritorno alla legge del più forte con il sequestro del presidente venezuelano Maduro da parte degli Stati Uniti.
Eppure, attraversando quell’Italia “unica patria di tutti i popoli del mondo”, con il volume pubblicato nel 2024 da Coconino Pietro Scarnera regala anche una scintilla di utopia per il futuro, a conclusione di un viaggio dove la meraviglia si affianca all’incubo, spesso riuscendo a sovrastarlo.
Come raccontato dall’autore nel corso della presentazione alla biblioteca Baldini di Santarcangelo (Rimini) nell’ambito del festival “Zàca! La realtà e la poesia attraverso il fumetto”, curato da Giovanni Boccia Artieri e Gianluca Costantini, Viaggio in Italia nasce dall’esperienza autobiografica per poi diventare molto altro.
Alla vicenda personale dell’autore, caratterizzata da innumerevoli spostamenti da nord a sud, si uniscono infatti nel corso della lavorazione le esperienze e i punti di vista dei tanti intellettuali europei che hanno visitato il nostro Paese nell’era del Grand Tour, tra XVIII e XIX secolo.


L’entusiasmo di Goethe, gli amori di Stendhal, l’ardore di Byron e le disgrazie dei coniugi Shelley, da semplice contorno iniziale diventano i protagonisti del racconto, i tasselli del mosaico perfettamente cesellati che compongono un ritratto dell’Italia originale e straniante.
Le numerose citazioni verbali e visive che compongono il racconto, infatti, sono frutto di un lavoro di ricerca minuzioso da parte dell’autore, che ha scandagliato quadri e disegni dell’epoca al pari di opere letterarie, epistolari e diari, traducendo i testi originali non disponibili in italiano.
Tutti i letterati protagonisti del volume condividono la fascinazione per le bellezze naturali, architettoniche e artistiche italiane, osservate con sensibilità unica e uno sguardo “straniero” tanto per provenienza quanto per estrazione sociale e culturale, come dimostra il misto di attrazione a repulsione per i costumi locali.
La storia d’Italia passa anche dalla testimonianza di Lord Byron, che a Ravenna dà supporto e rifugio ai carbonari durante i moti del 1820, o dall’incontro tra Giuseppe Garibaldi e il romanziere Alexandre Dumas nel 1860 a Palermo, o ancora dalle persecuzioni fasciste di cui è vittima Aldous Huxley a Firenze.


Nella continua alternanza tra passato e presente, i residui dell’era industriale italiana – dalle raffinerie del Sulcis alle centrali del “triangolo nucleare” – si contrappongono al paesaggio naturale, evocando allo stesso tempo il fascino decadente del Romanticismo per le rovine e l’inquietante sentore di una fine ormai vicina.
Di pari passo, nonostante la limpida linea chiara e la tavolozza multicolore con cui Scarnera dà vita al suo volume, le nubi più fosche sembrano addensarsi sul viaggio del lettore anche per il tramite dei lutti che colpiscono in sequenza la famiglia Shelley durante gli anni della sua permanenza nel nostro Paese.
L’Italia – sembra sussurrarci l’autore – era e rimane terra di supreme contraddizioni, difficile da comprendere dall’esterno a meno di non disporre dello spirito d’osservazione e della penna dei più grandi artisti della parola.
“Ho vissuto nelle case degli italiani, nel cuore delle loro famiglie. E in nessun caso mi sento autorizzato a fare un libro su di loro. La loro morale non è la vostra morale. La loro vita non è la vostra vita. Non la capireste”, scrive Lord Byron in una lettera.
“Io non so come farvi comprendere un popolo che è insieme mite e dissoluto… capace di passioni che sono allo stesso tempo improvvise e durevoli” conclude il poeta inglese, con parole che forse, oggi, potrebbero essere estese all’umanità intera.
