Le nuove geografie del lutto

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Tutto parte da un muro che crolla. È il maggio del 1780, e il Cimitero degli Innocenti a Parigi viene chiuso dopo che un’alluvione provoca il cedimento delle mura. Da lì a poco Napoleone ordina di spostare le tombe al di fuori della città per questioni igienico-sanitarie. Così nascono i cimiteri come li conosciamo oggi: luoghi isolati, lugubri e recintati. Monumentali luoghi di memoria che nel tempo sono rimasti prigionieri di un’urbanistica vecchia dagli schemi rigidi e non più attuali. “È necessario che la funzione del cimitero abbia più velocità di utilizzo – ci spiega Andrea Marcuccetti, professore di urbanistica all’Università Sapienza di Roma – Un’evoluzione della società così repentina non ha paragoni nella storia e la città soffre questi schemi rigidi”.

Nel 2012 Marcuccetti ha pubblicato un paper intitolato “Il cimitero è morto. Pace all’anima sua” in cui si chiede se oggi abbia ancora senso progettare cimiteri. In una società sempre più digitale e virtuale, dove il ricordo e la memoria sono sempre meno legati al luogo di sepoltura, dove le direttive napoleoniche risultano superate e non rispondono più alla visione tecnologica del mondo in cui viviamo.

L'articolo completo, di Simone Fant e Aura Guerci, è su Geografie, il secondo numero del nostro trimestrale cartaceo a tema Geografie. La foto è di Malsawm Tunglut da Pixabay

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