Mai più divisi – pt.3

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Looking South down the Sava River. You can see the Gazela Bridge and one of the towers of the Ada Bridge that is under construction. Image was captured by a camera suspended by a kite line. Kite Aerial Photography (KAP)

Terza Parte

Quando il freddo d’inverno lo permette, la Sava gela e Adem ci cammina sopra infilandosi i ramponi. Immerso nel cuore del letto del fiume ghiacciato ne sente il pulsare e aspetta, aspetta il momento in cui la profezia della leggenda si svelerà, aspetta con angoscia il momento in cui dovrà mollare tutto e prendere il posto che, dicono, gli spetta. Cammina avanti e indietro sul fiume gelato, tra l’isola Medica e Cingalija, attorno a se la neve ghiacciata copre a tratti la superficie gelata del fiume, ridà luce gli alberi spogli e neri, ovatta il suono e rinfresca i pensieri dentro la testa. Cammina lento per non scivolare, il vapore gli esce dal naso e dalla bocca, assomiglia a una locomotiva che sbuffa in frenata. Gli occhi celesti come il cielo terso sono le uniche parti scoperte del corpo, guardano ovunque alla ricerca di una risposta. Di notte, mentre calcola le distanze tra le stelle, prova a vedere se da sotto il ghiaccio spuntano bagliori, ma tutto tace, che l’immortale sia veramente estinto? Ormai sono più di trent’anni che non si vede più niente e l’esistenza di tutti è stata solamente un susseguirsi di disgrazie e rovine.
Nina sa tutto quello che sa Adem, vede tutto quello che vede lui, lei è parte della forza che sprigionerà il cambiamento, fa parte della leggenda: da Kalemegdan dovrà sorvegliare che tutto proceda al meglio. Sarà il faro puntato, la guerrigliera che difenderà il futuro operato di colui che andrà a sostituire l’Immortale. Nina è l’avamposto di monitoraggio e spera, spera che tutto prima o poi tracolli e si possa ricominciare da capo, senza più bisogno di violenze e privilegi.
Quando era piccola, nella metà degli anni Ottanta del secolo scorso, molti lavoratori dell’azienda fluviale passavano dalla loro kafana per bere e mangiare, tutti hanno da sempre parlato della leggenda e sostenuto che lei era arrivata all’improvviso, emersa direttamente dalle acque del fiume. Le dicevano questo quando erano troppo ubriachi da non riuscire più a trattenere qualsiasi segreto. Mentre ne parlavano, spesso arrivava Adem a zittirli, gli occhi al cielo a chiedere scusa e qualche parola detta di fretta per chiedere a Nina di sbrigarsi a sparecchiare la tavola.
Il dono, tutto gira attorno a questo. Chi riceverà in dono la figlia del fiume, a tempo debito, diventerà il nuovo Immortale, così diceva la leggenda. I manovali lo sapevano bene, su quel fiume ci vivevano e non aspettavano l’ora di rivedere nuovamente i bagliori di notte.
Ma le leggende si sa, diventano vere solo se ci si crede e Adem continua a non crederci, non vuole andarsene da lì, vuole continuare a lavorare per portare a termine il suo sogno: gestire una kafana sulla Sava. Nonostante l’evidenza, nonostante tutti sapessero e attendessero al varco la profezia.
Nina era emersa imberbe dalla Sava? Non era dato saperlo, non era importante questo, in ogni caso Adem non voleva credere a niente. Nelle lunghe camminate sulla Sava ghiacciata sosteneva a se stesso che fu solamente un caso fortuito l’aver trovato Nina sulla riva del fiume, la culla incastrata nello splav, sarebbe potuto succedere a chiunque, ma era successo a lui.
E allora un giorno, Adem, lascia anche tu gli ormeggi come tutti coloro che secoli fa lasciavano Belgrado per risalire verso nord, molla tutto e inabissati nelle acque della Sava, cammina sul fondale fino ad arrivare alla confluenza del Danubio, trova l’accesso e rifugiati lì, lontano da tutti, inabissati e diventa il nuovo custode dell’energia della forza e della pace affinché a queste latitudini possa tornare a essere navigabile l’esistenza, rendi più dolce la vita, detona energia, genera bagliori nei fiumi, fai sapere a tutti che qualcosa è tornato al suo posto.
Rendi possibile nuovamente la drammaticità spontanea della vita, le gioie, le felicità, la voglia di evasione e spensieratezza, la sfrontata leggerezza dell’adolescenza e dei vent’anni, utilizza l’energia per dare, l’indomani, la forza di affrontare senza malinconia il futuro. Distendi i nervi, ricostruisci i legami, elimina l’oblio e dona prospettiva, riduci la rabbia inutile, incanala tutto il malessere in modo costruttivo. Fai rinascere l’impensabile Adem, porta a un livello più alto tutto ciò che ora rimane sotterraneo, che affiora leggermente in qualche comunità solidale, dentro i percorsi obliqui di alcune relazioni. Scardina tutte le certezze, disarciona le verità costituite e sprona a coltivare il piacere dell’incertezza e dell’indefinito. Sii vento e fuoco, pascola le anime dentro le insenature del cuore, affinché tutti si possano rendere conto di quanto è infinita la cura che possiamo dare a qualcuno che è altro da noi. Dissoda la paura, seminala a fiducia e fai nascere nuova linfa in queste terre.


Bagliori di luce si vedono ora da qualche mese, di notte, dalla Fortezza di Kalemegdan, Nina dice che a breve Adem farà saltare tutto per aria, la detonazione genererà una voragine enorme fino al centro della terra e i fiumi si prosciugheranno affondando all’inferno. Per Nina questo è come cambiare il sangue infetto a una persona, è come mettere in dialisi il terrore. Prosciugando i fiumi si prosciugheranno i veleni dei popoli, sarà sradicato il sentimento di morte e distruzione che negli anni ha rivangato la vita delle persone come un aratro la terra, saranno definitivamente depurati tutti gli istinti di morte e desolazione, sarà la soluzione finale per estirpare per sempre tutto l’odio inutile, quello che genera solo dolore.
Adem salterà in aria con il resto, il suo sacrificio sprigionerà l’energia color acciaio che permeerà come gelatina ogni manifestazione vivente di queste terre, porterà nuovo vigore, ridarà nuova acqua ai fiumi, sangue nuovo per una nuova vita, seppellirà tutte le asce di guerra di coloro che aspettavano il ritorno della monarchia, renderà il cielo limpido, azzurro come certi fondali che si vedono nelle cartoline provenienti dalla Russia nordorientale, vicino alla steppa mongolica. Era questo che tutti e tutte stavano aspettando, il ritorno a una vita reale, in dimensione verticale, pronti a reggere qualsiasi intemperie assieme, mai più divisi.

Matteo Pioppi

Classe 1983, nato a Scandiano (RE). Nel 2012 a Bologna ho fondato con alcuni amici Bébert Edizioni. Per le edizioni Bébert ho curato vari libri, tra cui “Sopravvivere a Sarajevo”, “Visto Censura. Lettere dei prigionieri politici in Italia 1975-1986”, “Questi fiori malati. Il cinema di Pedro Costa”, “Armonie contro il giorno. Il cinema di Béla Tarr” e “Il sole contro". 7 luglio 1960, Reggio Emilia”. Con la raccolta di racconti "Geografie", nel 2020 ho vinto il Premio Navile – Città di Bologna.

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