Il mese in musica – Maggio 2022

Lettura: 7 minuti

Un pensiero debole, più che unico di Christian Elia e Angelo Miotto

In tutto questo rumore.

“Sentiamo che non c’è più tempo, che è necessario allargare la platea del confronto, oltre quello che il mainstream lascia filtrare. Le voci ci sono, proveremo a raccoglierle e a raccontarle.

Terremo aperte le porte di Q Code, come sempre, perché questo magazine esiste per questo. Uno spazio per dare spazio e crediamo fortemente che esistono una serie di voci che restano a margine della polarizzazione che il sintetizzatore televisivo propone. Iniziamo noi, speriamo che rispondano in tanti, che potranno dire quel che vogliono – e ci mancherebbe altro – ma non negare la realtà, quello no, perché a volte ci sembra che il giornalismo abbia abdicato al suo ruolo chiave: verificare i fatti.”

Na na
Na na na na
Mi è sembrato di sentire un rumore
Rumore

Eretici, infedeli e non allineati di Matteo Pioppi

La verità è che io non lo so.

Leggo e continuo nella mia confusione.

Ringrazio Pioppi e mi ascolto i Black Sabbath, anno 1970.

In the fields, the bodies burning
As the war machine keeps turning
Death and hatred to mankind
Poisoning their brainwashed minds
Oh lord, yeah!

Stanley Greene, vita a fumetti di un grande fotoreporter di Luca Rasponi

Il fine settimana passato, mi sono presa del tempo per studiare una serie di autori e autrici di graphic novels o fumetti o come li vogliamo chiamare. 

Luca Rasponi come la mia maestra di fumetto e come altri appassionati, riesce sempre a prendermi per mano nel modo giusto per andare a conquistare la prossima storia da divorare. 

Per questo non può mai mancare nel mio mese in musica.

I need a camera to my eye
To my eye, reminding
Which lies have I been hiding
Which echoes belong

Formazione e generi di Margherita Barocci

Ma sei bella davvero

“Essere persone rappresentate è un privilegio e lo è, ancor di più, costruirsi una vita coerente con ciò che si è.” Questo è solo un passaggio del pezzo interessantissimo di Barocci.

Magari ascoltiamo Motta, in questo pezzo del 2018.

Ti sei tolta le scarpe
E ti sei messa a ballare
Sai sognare per gioco e sei bella davvero
Quelle scarpe giganti
Un nodo alla gola
Ti guardano tutti
Ma sei bella davvero

Muoio se te ne vai di Maja Husejić

“È una decisione mia personale, non starò a spiegare, voi sapete bene di cosa si tratta. Se non altro, ed è l’unica cosa che posso fare per la mia città, voglio ricordarvi che sono nato a Sarajevo”.

Da queste frase nasce la mia scelta.

Forse un po’ arbitraria, forse un po’ nostalgica.

Eccola qui.

Is there a time for keeping your distance
A time to turn your eyes away
Is there a time for keeping your head down
For getting on with your day 

Il diritto palestinese alla rabbia di Clara Capelli

Una narrazione di Clara Capelli nella quale si sente tutto: il cuore, l’esperienza, l’inventario minuzioso dei dettagli della vita di un popolo che ha diritto alla sua rabbia.

E così mi è tornato in mente uno spettacolo teatrale di molti, molti anni fa.

Tra le canzoni che usavo con la mia compagnia di quel tempo, c’erano quelle di Parto delle nuvole pesanti. Una canzone da ascoltare con gli occhi chiusi.

pè troppu tempu amu lassatu fari
ra...raggia

Carcere e perdono responsabile cap. 1 di Giorgia Lucchi

Cos’è il carcere se non un non-luogo dai diritti sospesi e un non-tempo il cui solo fine consiste nel ripagare la collettività del danno arrecatogli?

(Non dovrebbe essere, ma…)

Nel buio di una galera dalle barre chiuse
Non immaginiamo la catena ma le piume
Passano le guardie tra file di facce mute
Ci mordiamo lingue come capesante crude
Scordati qui, sullo scaffale di un porta CD, che delusione
La casa di reclusione, pressati fino alla nausea, alla repulsione
Chiamami "Opera" che mi danno la prigione, niente premio Nobel

Celeste nella Guerra di Francesca Caprini

“La canoa traballa di nuovo quando scende Jani che è grande, parla forte e mi tende una mano troppo piccola per sembrare sua. Mi afferra per tirarmi verso la terra ferma, che ferma non è perché scivola di fango e pioggia. Il mio stivale di gomma affonda e lascia un’impronta fissa. Fatico ed alzare il passo per andare avanti. Questa terra rossa sembra volermi risucchiare. Invece non le interessa di me: alzo lo sguardo, è infinita…..”

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Las mujeres se están revelando
Los hombres no saben que hacer
Todas las fechas en movimiento
Las reglas se vuelven a hacer

Gabriella Ballarini

Nata nel 1979 nel ponente ligure, da un incrocio di destini bizzarri. Viaggia da molti anni, ma torna sempre. Educatrice, ma senza prendersi troppo sul serio. Scrive, insomma, fa come può. Fa parte di Educatori senza Frontiere .

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