Il mese in musica – Gennaio 2023

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Cicatrice su tela di Costanza Pasquali Lasagni

Leggere la recensione di Costanza Pasquali Lasagni mi ha portata dritta in una canzone di Ariete e Madame, per il titolo, sicuramente, ma soprattutto la malinconia e la creazione.

“Anche Edward di cicatrici ne ha tante, anche se non tutte si vedono. E’ ben attento a non mostrarle, perché scoprirsi vulnerabile non è facile, né auspicabile, nella sua situazione. Può sembrare oscuro e introverso, ma è attento e premuroso. Non si rivela facilmente, eppure è incuriosito dalla sua nuova vita a Firenze, dopo un passato faticoso e doloroso nella Siria in guerra.”

Vorrei una soluzione per ogni parola che mi dici
vorrei riuscire a guarire le tue cicatrici
che son giorni che non vedi la luce, non ti alzi dal letto, e pensi a quando eravamo felici
è così brutto essere soli, problemi con la depressione e con i genitori
e tutte quelle volte che mi hai dato la tua felpa
che in tasca aveva i guai di una vita che ti stava troppo stretta
e adesso guardo le stelle senza di te
perché tu pensi che sia meglio esternarsi
e ricordo a fare tutte le notti insieme le tre
poi tornavamo e prendevamo gli schiaffi

Building storie di Chris Ware finalmente in Italia di Luca Rasponi

Ho aperto la scatola di Building Stories ed è stato veramente emozionante.

Ho aperto e ho chiuso.

Mi sono ripromessa di riaprirla più avanti e di esplorare questo mondo per costruire insieme all’autore il mio senso e la mia direzione.

Ho scelto Costruire di Niccolò Fabi.

Nel mezzo c'è tutto il resto
E tutto il resto è giorno dopo giorno
E giorno dopo giorno è
Silenziosamente costruire
E costruire è sapere
è potere rinunciare alla perfezione
Ma il finale è di certo più teatrale
Così di ogni storia ricordi solo
La sua conclusione
Così come l'ultimo bicchiere l'ultima visione
Un tramonto solitario l'inchino e poi il sipario
Tra l'attesa e il suo compimento
Tra il primo tema e il testamento

Cos’è e come opera il movimento della Città di Transizione di Enrico Papa

L’articolo di Papa, mi attiva tutta una serie di pensieri e di possibilità: “Per cui, partendo dal presupposto che chiunque può essere agente del cambiamento in prima persona, il movimento mira a restituire centralità e potere di autodeterminazione alla cittadinanza, attivando dal basso le risorse della comunità attraverso processi bottom-up partecipati e vocati all’inclusione.”

You are important to me
So important

Ciao Shiperia di Christian Elia

“Cinema, radio, magazine: Saracino mette assieme un patrimonio inestimabile di testimonianze ma anche e soprattutto una galleria di ‘sguardi’, nei due sensi delle onde dell’Adriatico, ma senza tralasciare una solida impalcatura di voci e memorie raccolte con interviste selezionate con attenzione.”

E non so come, arrivano risonanze con questo brano de Le Orme, datato 1971.

La gioia di cantare, la voglia di sognare
Il senso di raggiungere quello che non hai
Ecco un altro giorno come ieri
Aspettare il mattino per ricominciare
La forza di sorridere, la forza di lottare
La colpa d'esser vivo e non poter cambiare
Come un ramo secco, abbandonato
Che cerca inutilmente di fiorire

Intermittenza della memoria di Giulia Oglialoro

Come sempre recensione scritta divinamente da Oglialoro: “Dissolvenze e riflessi, ecco la sintassi di questo film: spesso i protagonisti non sono inquadrati direttamente, ma solo intravisti attraverso la superficie di un tavolo o di un televisore spento. Una precisa scelta registica, come ha confermato Charlotte Wells in un’intervista pubblicata su Mubi, per trasmettere l’idea che quanto vediamo sia un resoconto della memoria e, al tempo stesso, restituirci tutta la fragilità di un rapporto difficilmente definibile. La videocamera che impugna Sophie bambina è infatti sia un gioco sia uno scudo di Perseo attraverso cui studiare questo padre così incomprensibile, che a tratti si dimostra infantile e allegro, a tratti pare sprofondato in una tristezza impenetrabile.”

E, dopo aver letto questo passaggio mi son detta: vado a vedere la colonna sonora.

E niente, dopo averla ascoltata tutta, ho scelto loro, gli unici: REM con Losing my religion.

That's me in the corner
That's me in the spot-light
Losing my religion
Trying to keep up with you
And I don't know if I can do it
Oh no I've said too much
I haven't said enough

Delle pene e delle vendette di Stato di Christian Elia

Ho guardato il corteo passare sotto casa mia, un mare di felpe nere sotto la finestra, le canzoni e le urla.

Non conoscevo la storia, sono andata a leggermi la storia.

…e la mia posizione, 
è di straniero nella mia nazione.
Lo straniero – Sangue Misto

Il Grande Re. La brace sotto la cenere di Cecilia Fasciani

“Secondo la lezione di Benjamin, il tempo può accelerare, rallentare, deviare improvvisamente, o a prima vista retrocedere. In questo senso il tempo non è omogeneo, e diventa misura dei cambiamenti della società. Si tratta di un tempo qualitativo. Ci sono storie, luoghi, che non si inseriscono nel cammino imperterrito della grande storia, ed è proprio da qui che comincia questo viaggio. In Occitania, sulle Alpi Occidentali, in un piccolissimo villaggio delle aree interne piemontesi situato a circa 1250 metri sul livello del mare, è nato qualcosa che nessuno si aspettava prima, che ha sconvolto gli equilibri sedimentati nel tempo, rendendo possibile, passo dopo passo, progetto dopo progetto, ciò che prima non era nemmeno pensabile. “È un po’ la descrizione del concetto di utopia: noi non ci rendiamo conto, a volte, che una cosa è impossibile da fare, e quindi semplicemente lavori per farla, e la realizzi.”

Un lavoro profondo e veramente interessante che merita una canzone di Joni Mitchell del 1970.

They took all the trees and put 'em in a tree museum
And they charged the people a dollar and a half to see them
No, no, no
Don't it always seem to go
That you don't know what you got 'til it's gone?
They paved paradise and put up a parking lot
Ooh, bop-bop-bop
Ooh, bop-bop-bop (oh-oh, na-na-na-na-na)
Hey, farmer, farmer, put away your DDT
I don't care about spots on my apples
Leave me the birds and the bees
Please!

Gabriella Ballarini

Nata nel 1979 nel ponente ligure, da un incrocio di destini bizzarri. Viaggia da molti anni, ma torna sempre. Educatrice, ma senza prendersi troppo sul serio. Scrive, insomma, fa come può. Fa parte di Educatori senza Frontiere .

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